Inizi

Come li cominciate voi i blog? Ho già l’ansia da prestazione. Sento che dovrei scrivere qualcosa che vi colpisca subito, a primo impatto, perché il libro si giudica dalla copertina e la prima impressione è quella che conta. Però la realtà dei fatti è che mi annoiavo tanto in questo venerdì sera passato a casa – ormai sabato mattina – che ho pensato di aprire un blog. Non ho uno scopo preciso quindi potrei parlare di qualunque cosa, sta di fatto che poi non so scegliere e sono un eterno indeciso, quindi potete capire la tragicità della situazione. Tipo al supermercato: faccio sempre il giro degli scaffali 4-5 volte prima di decidere cosa comprare per cena. Se devo sbrigarmi compro una pizza pronta e i biscotti al cioccolato che no, non mangio insieme, ma servono sempre.
Quindi mi sono fatto una camomilla e ho chiesto al signor wordpress di farmi aprire un blog. Et voilà.

Dovrei tirare fuori un coniglio dal cilindro ora però non ho un cilindro a portata di mano, tantomeno un coniglio. Che poi in norvegese coniglio si dice kanin e a me fa ridere perché penso a un cane piccolo oppure a un canino, sì, il dente.
So il norvegese perché in Norvegia ci abito e l’ho studiato prima di venire qua. Da 7 mesi circa vivo in un monolocale di quasi 25 metri quadri all’ottavo piano di uno studentato a Bergen. E’ la prima volta che “vivo da solo”, lontano da casa. Le persone che conosco mi dicono: “sei diventato grande adesso che vivi da solo” e a me viene sempre un po’ da ridere.

C’è un momento nella vita di ognuno di noi in cui capiamo di essere “diventati grandi”: c’è chi diventa grande quando va via di casa, quando prende la patente mi sa che qualcuno diventa grande quando si fidanza, o robe del genere. Quindi diciamo che solitamente è un “processo” quello che ci fa diventare grandi, di solito. Dico di solito perché per me non è stato così, io ce l’ho ben chiaro in testa l’istante in cui sono diventato grande. E’ stata un’epifania woolfiana, una metamorfosi di Kafka, un fulmine a ciel sereno, un film di tarantino o una canzone di Gigi d’Alessio: insomma, una cosa che nel bene e nel male non puoi dimenticare.

Ero a cena a casa mia – casa mia quella in Italia – tipo 4 anni fa. Io, mia mamma e il nostro cagnolino. Ora è necessario che voi sappiate che mia mamma è la classica mamma italiana, quelle che i norvegesi prendono in giro nella loro pubblicità (che ci ha fatto incazzare una cifra) e che quando si tratta di mangiare crede sempre che io debba prendere quei 15-16 kili tutti in una volta.
Tipica conversazione su skype:
“Ciao ma’, ho comprato una pizza, adesso la metto in forno.”
“E per secondo cosa mangi?”

Insomma, avete capito.

Tornando al discorso principale: ero seduto a tavola che mangiavo un piatto di riso, me lo stavo pure gustando.
Il cane non stava benissimo quei giorni.
Quindi mentre stavo per inforchettare ancora un po’ di riso, mia mamma pensa bene di levarmi il piatto da sotto il naso dicendo: “Tanto non ti va più, vero?”
E senza aspettare la mia risposta lo mette nella ciotola del cane.

Ero assolutamente senza parole, rimasto a bocca aperta con una forchetta in mano e senza piatto.
In quel momento ho capito che il bambino dentro di me aveva messo su una barba da hipster.
Il mio Giovane Holden aveva perso il cappello rosso.
Che il cocco di mamma non ero più io.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...