DISparità dei sessi

Oggi sono andato a tagliare i capelli!

E quindi? – Direte voi, e c’avete pure ragione.
Il fatto è che tagliarsi i capelli qua in Norvegia è un affare di stato, un evento eccezionale, del tipo che lo racconti ai tuoi amici e conoscenti e questi ti guardano con un misto di compassione e ammirazione.
La prima cosa che fa un norvegese medio quando va in vacanza all’estero è tagliarsi i capelli: fare un salto in un frisørsalong qui equivale a sedersi in un ristorante di pesce (in Italia) ed ordinare ostriche, tagliolini all’astice e due bicchieri di vino.
La vita in Norvegia è cara e si sa, quello che però (forse) non si sa è che un taglio di capelli costa un occhio della testa. Costa così tanto che gli studenti che ho conosciuto il semestre scorso – arrivati ad agosto e ripartiti a dicembre – sono tornati a casa che tutti gli chiedevano:
“Oh cantami sono fuori dal tunnel dai!”
“Cosa?”
“Ah ma non sei Caparezza?”
“No!”
“E scusa, ma hai la stessa acconciatura.”
Oppure in gruppi di 4-5 decidevano di investire in una macchinetta per capelli e tentare il tutto per tutto e fare le veci del parrucchiere: parecchi di loro sparivano per settimane intere mentre altri si presentavano a lezione come Mr. T dell’A-Team.
Un’alternativa valida all’improvvisarsi hairstyler è quella di rivolgersi ai tanti parrucchieri stranieri: cinesi o africani per la maggior parte.
Per la modica cifra di 20 euro ti pettineranno con un tosaerba del 1951 e ti taglieranno i capelli con la motosega che usavo per squartare i mostri in Silent Hill.
Ma una volta uscito da quella porta avrai una pettinatura all’ultimo grido, decisamente al passo con la moda cinese e/o con le tendenze più in voga al momento in Uzbekistan. Un affare.

Dal canto mio, per non rischiare e con la morte nel cuore, sono andato in questo salone dove fanno uno sconto del 40% agli studenti: un taglio da uomo – semplice – mi è costato 290 corone, circa 36 euro. Prezzo scontato eh.
Non sono mai stato bravo in matematica (non per nulla ho fatto studi umanistici) quindi fatevi voi due conti, telefonate a Iva Zanicchi e vedete se il prezzo è giusto.
Ok.
Tantomeno oso pensare a quanto costi un taglio di capelli per una donna.

Insomma, quando ero in Italia e andavo da Giulio – il mio barbiere di fiducia – mi sedevo e lui già sapeva come avrebbe dovuto tagliarmi i capelli,  non c’era nemmeno bisogno di chiedere nulla.
Proprio come i tipi nei film che entrano nel bar, si avvicinano al bancone con lo sguardo di chi ne sa molto più di te, e ordinano: “Il solito”, io e Giulio avevamo una sorta di tacito accordo: 15 minuti di sforbiciare, poche chiacchiere, qualche fischiettio sommesso insieme alle canzoni che passano in radio, 10 euro, grazie,  prego, ci vediamo alla prossima. Fine.
Invece oggi, la ragazza – gentilissima – mi ha fatto accomodare e mi ha chiesto: “Come li facciamo?”
E io: “Ehm, più corti dietro, un po’ più lunghi davanti.”
Sguardi spaventati.
“Ma quanto li devo accorciare? Un centimetro? Due centimetri?”
“Non lo so, secondo te?”
“Ma devi dirmelo tu, i capelli sono i tuoi!”
“Mah non lo so…un centimetro e mezzo?!” I miei occhi imploravano pietà.
“Ok…”
Forse in quell’istante abbiamo pensato la stessa cosa. Lei: “Ma questo che vuole? Adesso gli taglio i capelli e poi amen.”
Io: “Ti prego, tagliali come ti pare, non mi importa, voglio solo andare a casa da mamma”.

Non era finita lì.
“Di solito quando metti la cera nei capelli da quale parte li mandi?”
Ci ho messo circa 56 secondi per ricordare cosa faccio la mattina ancora assonnato davanti allo specchio.
“Boh, forse a destra?”
Sguardi preoccupatissimi.
“Ok. Hai delle vertigini che devo seguire?”
“Ehm, no no…credo!”

Dopo 40 minuti di esame che nemmeno in università, sono uscito con 290 corone in meno dal portafoglio e un taglio di capelli decente. Stressato nell’anima.
Ora credo di capire perché voi donne fate sempre una tragedia per ogni taglio di capelli.
Quindi io dico: egalitè, fraternitè, semplicitè.

 

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