Canzone dalla linea 69

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Mi sono preso la libertà di tradurre un estratto di un racconto di Frode Grytten, uno dei più bravi scrittori contemporanei norvegesi. Questo piccolo estratto fa parte di un racconto breve dal titolo “Song frå linje 69” (canzone dalla linea 69). Il libro che contiene questo racconto invece si intitola “Popsongar” ed è del 2001.
Pensavo che fosse così bello che anche chi non conosca il norvegese dovrebbe poterlo leggere, perché ovviamente non esiste alcuna traduzione in italiano.
Spero vi piaccia.

[…] Sono l’uomo più felice del mondo. Sono così felice che credo cadrò a pezzi. Quando mi alzo la mattina non so se riuscirò a superare la giornata. Quando vado a letto la sera, mi sento così felice che non riesco a dormire. Per tutta la notte mi giro e rigiro nel letto per la felicità.

La felicità è una cosa strana, e non so da cosa cominciare per farvi capire quanto io sia fortunato. Forse dai suoi capelli? I suoi capelli alle ore 06:47 del mattino?

Ogni mattina lei è alla fermata di Isbladskärret e i suoi capelli profumano d’autunno e mele. E io penso che nulla profumi come quei capelli. Sembra quasi che il profumo dei suoi capelli resti sospeso nell’autobus per il resto della giornata. Come se una parte di lei resti indietro dopo che lei sia scesa, come se lei si mischiasse con quella brezza di sudore, diesel e gas di scarico.

Sento l’odore dei suoi capelli quando lei fa passare la sua carta nella macchinetta automatica e scompare sul retro dell’autobus e io penso che i suoi lunghi capelli siano come una cascata attorno al suo viso, qualcosa di selvaggio e ribelle che incornici quel viso dolce.

Penso ai suoi capelli per tutto il giorno, questo mi rende un uomo felice. Il solo profumo dei suoi capelli. Solo la vista dei suoi capelli. E io penso ai suoi morbidi capelli su un cuscino bianco, tutti i suoi capelli sparsi su un cuscino bianco.Io vengo da una terra con migliaia di laghi nei quali puoi annegarti e io vorrei solo annegare nei suoi capelli. Vorrei precipitare nudo nei suoi capelli, vorrei rifugiarmi nei capelli, vorrei perdermi nei suoi capelli.

Non devi mai tagliarti i capelli, le dissi una volta. Me lo prometti? Chiesi. Non devi tagliare i tuoi capelli, mai.  Non mi promise nulla. Disse che non poteva promettermi un bel niente.

Un giorno li taglierò corti, disse. Cortissimi li taglierò. Nel frattempo lei ha quei lunghi, biondi capelli. E mi rendono felice ogni mattina che lei sale sull’autobus, cosicché io possa respirare l’odore dei suoi capelli d’angelo appena lavati.Adesso capisci un po’ di più? Di quanto io sia fortunato e da dove tutta questa felicità provenga? Forse dovrei descriverti la linea 69? La tratta da Frösundavik a Blockhusnudden. Da Blockhusnudden a ritroso, fino a Frösundavik. Questa tratta che mi rende così felice.

Io siedo al volante e mi rendo conto di scoppiare di felicità. Trasportare tutte queste anime, trasportarle da a a b. Da b a c. Essere parte della loro vita. Portarli a lavoro, alle cene in famiglia, al cinema, al teatro, dagli amanti, dalle madri che stanno partorendo, dai mariti malati.

Al mattino io sono seduto qua, le luci su di me in un impulso eterno, vedo la città svegliarsi, riemergere, sollevarsi lentamente dopo la notte.Stoccolma. È una bella città. È la sua città. E quando vedo una cartina di Stoccolma io penso a lei. Le strade che si irraggiano fuori dalla città sono i suoi capelli. Le isole sono i suoi occhi. Quando guido per queste strade guido tra i suoi capelli. Quando attraverso i ponti verso le isole Skeppsholmen o sul Kungsholmen guardo fisso nel profondo dei suoi occhi. Sicuramente  avrei potuto farmi assegnare un’altra linea che la 69. Dopo tutto ciò che è successo sarebbe stata la cosa più semplice al mondo. Avrei potuto dirlo agli addetti al traffico e avrei avuto un’altra linea in un baleno.

Ma io chiesi appositamente quella linea. Senza, non sarei stato così felice come lo sono ora […].

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